Ricordando Giorgio Gamberini ...  


(this is the original Italian text written in 1993, an English version is available)

Quando mi e' stato chiesto di preparare un intervento che tracciasse un profilo di Giorgio Gamberini, in occasione dell'assegnazione della borsa di studio a Lui intitolata, mi sono sentito subito intimamente onorato anche se nel contempo preoccupato per la mia inadeguatezza ad un simile compito.

Forse avrei dovuto presentare una biografia precisa e sintetica in cui fossero evidenziate le caratteristiche straordinarie di Giorgio come studente, come fisico e come pianista, ma i miei sforzi di razionalizzare questi avvenimenti si sono decisamente scontrati ed infranti contro un fatto fondamentale: la maggior parte delle vicende della pur brevissima esistenza di Giorgio hanno inciso profondamente sulla mia vita cosi' che, attraverso le parole che sorgono con difficolta' ed emozione, non puo' che trasparire inevitabilemente un ricordo che scaturisce continuamente intriso di coinvolgimento personale.

Ho incontrato per la prima volta Giorgio proprio sui banchi del Liceo Scientifico "F. Severi" al termine di un'assemblea d'istituto nel 1979. Da intraprendente matricola quale ero, mi trovai a curiosare casualmente in VB dove alla lavagna alcuni ragazzi si stavano cimentando con una dimostrazione di elettromagnetismo. Non ero ancora in grado di capire quello che stavano scrivendo, ma potevo chiaramente vedere come uno di loro fosse senza dubbio dotato di una marcia in piu' che gli consentiva di correre con la massima naturalezza la' dove gli altri arrancavano incespicando sulle difficolta' della deduzione.

Per quella strana forma di intuizione che talvolta ci permette di individuare istantaneamente le cose che ci interessano e di riconoscere le persone che le coltivano con la nostra stessa passione, ebbi la precisa sensazione di trovarmi di fronte ad un ragazzo in cui il vivo entusiasmo per lo studio della natura e della fisica si coniugava con una penetrante intelligenza e dal quale avrei avuto in futuro tanto da imparare!

Durante quello stesso anno, il 1979, Giorgio si diplomava ottenedo a pieni voti la Maturita' Scientifica e, dopo soli pochi mesi, riusciva a vincere brillantemente il concorso per accedere ad uno dei prestigiosi posti interni della Classe di Scienze della Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si iscriveva al Corso di Laurea in Fisica.

Io lo avrei rivisto solo alcuni anni piu' tardi quando, in maniera almeno per me del tutto inaspettata e sorprendente, si presento' come pianista in occazione di un breve concerto tenuto presso il Liceo Scientifico. Lo riconobbi subito: era proprio Lui, il ragazzo che avevo ammirato mentre si dilettava con l'elettrodinamica era ora davanti a me, con le mani che danzavano letteralmente sulla tastiera, lo stesso identico trascinante entusiasmo, la stessa indicibile perizia! Non sono assolutamente competente di musica, ma posso assicurarvi che ascoltarLo suonare il pianoforte e' sempre stato per me, come per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerLo, un'intensa emozione e persone molto piu' autorevoli in marteria vi confermeranno che Giorgio e' stato quantomeno un pianista eccezionale.

Io e Giorgio siamo diventati amici e abbiamo cominciato a frequentarci poco piu' tardi, a partire dall'estate del 1983. Avevo appena terminato la Maturita' e accingendomi a sostenere il concorso di ammissione in Fisica alla Scuola Normale, decisi di rivolgermi a Lui per chiedere delucidazioni sul funzionamento della scuola e soprattutto consigli per la preparazione degli esami (e' superfluo dire che i suoi preziosi suggerimenti e la sua guida estremamente disponibile sono stati di capitale importanza nell'orientare correttamente il mio studio e non solo in quella particolare occasione).

Per uno strano scherzo del caso, feci il mio primo ingresso alla Scuola Normale proprio il giorno in cui Giorgio veniva accompagnato urgentemetne a Faenza per venire operato di quella che ufficialmente si disse un'ulcera, ma che in realta' era un carcinoma gastrico, il male che lo avrebbe poi dovuto condurre alla morte. Poco tempo dopo, almeno apparentemente del tutto ristabilito, Giorgio era di nuovo a Pisa e si rituffava con tutta la sua energia nella studio della fisica e della musica. Durante il periodo di permanenza a Pisa ho conosciuto veramente molte persone eccezionali, ma in tutta sincerita' nessuno che fosse in grado meglio di Giorgio di sostenere con totale naturalezza il ritmo forzato degli studi della scuola a cui andava aggiunto per di piu' il notevole carico di lavoro che si imponeva nello studio del pianoforte.

Le tappe della Sua carriera sono state rapide e folgoranti come la Sua vita: nel 1984 si laurea in Fisica Teorica a pieni voti discutendo con il Prof. Barbieri una tesi che prendeva in esame alcuni aspetti salienti della supersimmetria in fisica delle particelle elementari (una delle piu' ambiziose ipotesi di unificazione delle forze fondamentali della natura, formulata pochi anni prima e tuttora in attesa di verifica sperimentale); dopo pochi mesi, sempre nel 1984, riesce a vincere uno dei posti riservati al perfezionamento in fisica delle particelle alla Scuola Normale di Pisa (un corso equiivalente al Ph.D. americano); nel 1986 corona definitivamente i suoi studi di musica conseguendo l'ambito diploma di pianoforte.

E' proprio in questo periodo compreso tra il 1984 ed il 1986 che serbo i ricordi piu' intensi di Giorgio come amico e come maestro. Ci incontravamo praticamente tutti i giorni e si trascorrevano intere ore del nostro poco tempo libero insieme immersi in discussioni di fisica al termine delle quali immancabilmente mi alzavo dopo essermi liberato della morsa di un dubbio o dopo aver intuito qualche particolare illuminante sulla fisica contemporanea (in un ambiente cosi' competitivo e se si vuole cosi' spietatamente selettivo come la Scuola Normale, non potro' mai dimenticare quanta fiducia mi ispiravano le Sue parole di continuo incoraggiamento!).


Spesso mi aggiravo in sua compagnia nei meandri della sterminata biblioteca della scuola, dove Giorgio mi guidava con estrema competenza consigliandomi nella scelta dei testi e illustrandomi i principali periodici scientifici. Talvolta lo seguivo a tarda sera quando, terminata la giornata di studio si ritirava nel silenzio della Sala degli Stemmi nell'ala vecchia dell'edificio per dedicarsi al pianoforte.

La' dove, come in fisica, i nostri interessi erano condivisi, riuscivamo ad intenderci intuendo immediatamente le nostre preferenze, tuttavia non e' assolutamente semplice per me descrivere ora anche solo gli aspetti principali del Suo carattere: quello che posso dire e' che Giorgio era una persona riflessiva e riservata, non particolarmente appariscente in pubblico, dove di frequente quello che conta e' l'eloquenza epidermica, ma capace di infondere e comunicare agli altri quella intensa carica di profondo entusiasmo con la quale l'ho sempre visto affrontare qualunque aspetto dell'esistenza: lo studio, la musica, lo svago.

Cio' non vuole assolutamente dire che Giorgio nutrisse una visione superficialmente ottimistica della vita, al contrario, molto spesso confidava agli amici di non essere mai venuto a conoscenza di suonate per pianoforte che non fossero anche intrinsecamente tristi, e non a caso molti dei pezzi che prediligeva erano fascinosamente melanconici.

Se tuttavia si vuole individuare un qualche tratto saliente della sua personalita' credo si debba indicare un'estrema sensibilita', una ricettivita' nei confronti delle cose del mondo che di volta in volta si manifestava nella sua curiosita' intellettuale come nell'equilibrio che lo caretterizzava nei rapporti con gli altri, e che credo gli permettesse di percepire in modo estremamente nitido i valori positivi dell'esistenza.

A causa del mio trasferimento a Bologna all'inizio del 1986 i nostri incontri divennero purtroppo piu' saltuari ma sempre estremamente significativi. All'inizio del 1987 Giorgio pubblica su Nuclear Physics un primo lavoro scientifico dedicato alla studio teorico della produzione di particelle di Higgs supersimmetriche nel decadimento del bosone Z0.

Il 25 giugno 1988 si sposa con Alessandra Veronese anche Lei studentessa del corso di perfezionamento in Storia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, e con Lei si trasferisce negli Stati Uniti al Lawrence Berkeley Laboratory presso l'universita' di California a Berkeley dove nel frattempo ha vinto una borsa di studio. Qui svolgera' un'intensa attivita' di ricerca che culminera' nel 1988 con la pubblicazione su Physical Review in collaborazione col Prof. Gunion ed altri di due articoli scientifici in cui vengono esaminati alcuni meccanismi di produzione e rilevamento dei bosoni di Higgs previsti dai modelli supersimmetrici.

Tutto andava per il meglio e nessuno avrebbe mai potuto sospettare quello che stava per accadere. Era destino che dopo aver conosciuto in Giorgio uno dopo l'altro il fisico, il pianista e l'amico dovessi giungere a conoscere anche l'uomo ...

Nel Luglio 1989, proprio mentre sta per portare a termine la sua tesi di dottorato, Giorgio si ammala nuovamente, il male che si credeva completamente debellato ricompare improvvisamente localizzato alle ossa e piu' virulento che mai. Tutto quanto ha fatto seguito a questo tragico avvenimento mi e' stato piu' volte descritto in varie occasioni dai familiari di Giorgio e, nonostante come ricordo mi accompagni ormai da tre anni, continua a rappresentare per me qualcosa di estremamente sconvolgente, che non riesco ad esprimere compiutamente, ma che forse le parole della moglie Alessandra potranno testimoniare: 

"Quando Giorgio si e' ammalato di nuovo ... ho deciso di non nascondergli la verita', pur contro il parere dei medici. Giorgio non ha avuto un solo momento di disperazione, abbiamo deciso che avremmo lottato con tutte le nostre forze contro la malattia, e cosi' abbiamo fatto. Abbiamo vissuto gli ultimi mesi della sua vita come se di fronte a noi ci fossero cento anni di tempo, con Giorgio che continuava a fare tutto quello che aveva sempre fatto, a suonare, ad occuparsi di fisica, a criticare in cucina.

Devo dire che il piu' bel dono che mi ha fatto mio marito al di la' di tutti i ricordi dolcissimi della nostra vita assieme, e' stato di affrontare la malattia e l'idea della morte con la forza, la voglia di combattere ed assieme la rassegnazione con cui l'ha fatto.

E' riuscito ad essere di conforto alle persone che lo amavano, a portare a termine tutto quello che voleva e credeva giusto portare a termine, discutendo la sua tesi di perfezionamento in piedi tre giorni prima di morire. Ed e' cosi' che me lo voglio ricordare, mentre discute con tutta la sua energia e difende quello di cui e' convinto e in cui crede".

Cosi' accade che dopo aver sostenuto brillantemente la discussione finale della tesi di Dottorato il 27 Settembre 1989 con la quale portava a compimento la sua straordinaria carriera di studioso, il 30 settembre 1989 Giorgio portava a compimento anche la sua vita: il suo ultimo e piu' riuscito capolavoro.

L'augurio piu' bello che credo di poter fare a voi tutti, ma anche e soprattutto a me stesso e' di poter passare attraverso la vita e le sue difficolta' con l'entusiasmo, l'equilibrio e l'eleganza con la quale Giorgio ha saputo affrontarla.

Paolo Bertozzini


www.000webhost.com